Internazionalità

Creazione di opportunità di mobilità e di cooperazione internazionale tra docenti, ricercatori e studenti.

Il 12 luglio 2010 alle 05.52 ora di Manno, dalla base di Sriharikota nell’India meridionale veniva lanciato nello spazio TIsat-1 HB9DE, il primo satellite completamente progettato e realizzato dalla SUPSI in collaborazione con aziende del territorio.

Il satellite – realizzato a scopo didattico nell’ambito dell’attività Space-Lab del Dipartimento tecnologie innovative – è il risultato di un progetto interdisciplinare che ha coinvolto nell’arco di cinque anni gli studenti dei corsi di laurea in ingegneria elettronica, meccanica e informatica, offrendo loro la possibilità di collaborare alle diverse fasi di progettazione, sviluppo, realizzazione, collaudo, lancio e monitoraggio. Il progetto – rivoluzionario nella sua sostanza – ha costituito un’eccezionale banco di prova delle conoscenze acquisite durante gli studi, nonché un luogo privilegiato dove coniugare formazione e ricerca applicata.
Dalla forma di un cubo di dieci centimetri di lato per una massa di un chilogrammo, TIsat-1 è un concentrato di tecnologia, innovazione, affidabilità e robustezza. Le competenze acquisite dagli studenti nel corso dei rispettivi curricoli, confermate e perfezionate in questa formidabile palestra tecnologica, consentono loro di potersi muovere nel mondo professionale con sicurezza e consapevolezza delle loro capacità.

La realizzazione e il lancio di TIsat-1 sono stati possibili grazie ad una sviluppata rete di collaborazioni internazionali e, in particolare, grazie alle sinergie con l’Università di Toronto (UTIAS-SFL) che ha facilitato alla SUPSI l’accesso al vettore PSLV-C15 dell’organizzazione indiana per la ricerca spaziale (ISRO). Tra i principali partner di progetto, aziende ticinesi che hanno partecipato concretamente allo sviluppo e alla realizzazione tecnica del satellite.

Una volta in orbita, TIsat-1 ha trasmesso con successo il proprio indicativo HB9DE, insieme a dati sullo stato del sistema e sul deterioramento di campioni di materiale appositamente preparati. La missione spaziale ha permesso di confermare la validità di un’architettura di bordo concepita per resistere ai guasti grazie, fra l’altro, all’oculata scelta dei componenti e alla duplicazione dei sottosistemi vitali.

Per la SUPSI si tratta di un importante traguardo che le ha permesso di stabilire ottime connessioni a livello nazionale ed internazionale grazie alla collaborazione con altre realtà universitarie.

Il satellite e il suo valore, raccontati nel video da Andrea Bernaschina, Ricercatore presso il Laboratorio sistemi meccatronici della SUPSI.