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La scuola torni ad essere il cardine della società. Intervista a Mirko Guzzi.

Mirko Guzzi ha un punto di vista unico sulla scuola ticinese, un mondo che ha vissuto come docente, direttore di sede e, dal 2000, come responsabile dell’Ufficio scuole comunali.

Com’è cambiata la scuola elementare nel corso degli ultimi quindici anni?

La scuola, non solo quella elementare, non è in realtà cambiata molto. Certo vi è stato senza dubbio un aumento, soprattutto quantitativo, delle esigenze rispetto a ciò che viene richiesto agli allievi ma anche alle famiglie e ai docenti.

Quali sono state le principali sfide a cui è stato confrontato come direttore dell’Ufficio scuole comunali?

Premetto che non ho mai avuto la presunzione di fare politica scolastica – penso che questa sia compito di altre istituzioni, come il Gran Consiglio. Ho sempre inteso il mio ruolo di funzionario che deve adoperarsi per dare ad ogni attore del mondo della scuola la possibilità di lavorare con responsabilità e competenza. Concretamente, se devo pensare ad alcune sfide che abbiamo affrontato, citerei, non necessariamente per importanza o impatto, la riunificazione del settore elementare con quello dell’infanzia, la cantonalizzazione e riorganizzazione del Servizio di Sostegno pedagogico, l’elaborazione di un profilo professionale settoriale e la creazione, ancora in corso, di una struttura organizzativa e funzionale basata sulla generalizzazione delle direzioni di istituto.

Due temi che attualmente dominano il dibattito sulla scuola ticinese sono il Nuovo piani di studio e la Scuola che verrà. Quali saranno le loro ripercussioni concrete?

Le proposte contenute in questi documenti sono molto interessanti e sembrano creare i presupposti, ad esempio nello sviluppo dell’apprendimento per competenze e in un approccio più spinto alla differenziazione pedagogica, per una scuola maggiormente in sintonia con la realtà che la circonda. Ciò che è veramente capitale è che non restino sulla carta o, peggio, che si traducano in un ulteriore aggravio quantitativo dei compiti del sistema educativo. Oggi più che mai, infatti, la scuola deve tornare a farsi riconoscere come un’istituzione fondamentale della società e per riuscirci non può che ridare centralità al ruolo del docente, mettendolo in condizione di esercitare il suo ruolo primario, che è quello di insegnare a pensare.

Qual è, invece, il ruolo della formazione dei docenti rispetto a queste nuove sfide?

Ovviamente la formazione di base e continua dovrà adeguarsi alle nuove tendenze che emergeranno dalle riforme, ma, ripeto, è necessario che anch’essa contribuisca a far riappropriare all’insegnante la consapevolezza del suo ruolo all’interno della società. Solo una ridefinizione in questo senso del profilo del docente permetterà di attirare nuovamente le migliori menti verso questa professione, che può essere bellissima e che, come poche altre, è capace di suscitare passione in chi la pratica.

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