Archivi categoria: Rappresentazioni

La lingua degli anziani

Studio comparativo, attraverso questionari e test linguistici, di un gruppo di anziani e uno di giovani adulti. L’obiettivo è quello di interrogarsi sul linguaggio delle persone anziane, e in particolare sulle loro capacità di produzione e di comprensione, oltre che sull’esistenza di stereotipi su questo tema.

I risultati mostrano che non vi è nessuna relazione diretta tra le competenze linguistiche degli anziani e l’età cronologica. A livello di prestazioni, solo gli anziani dipendenti si distanziano dal resto dei partecipanti (giovani e non); un dato verosimilmente legato, oltre che alle condizioni psico-fisiche peggiori, alla presenza, in questo gruppo, di molte persone con un livello socioculturale basso.

Tra le persone anziane si rileva un certo riguardo nei confronti della lingua così come una varietà di vocabolario maggiore rispetto a quella dei giovani adulti. I giovani adulti presentano un’espressione linguistica più uniforme caratterizzata soprattutto da immediatezza, spontaneità e informalità.

Gli stereotipi legati all’età esistono e sono maggiori nel discorso tenuto dai giovani nei confronti degli anziani. L’immagine che i primi hanno nei confronti dei secondi corrisponde però a una concezione solamente parziale della popolazione anziana nella sua complessità. Dall’altro lato, l’anziano stesso mostra, nello svolgimento di più test linguistici, una certa insicurezza nelle proprie capacità e risorse cognitive.

Parola/e chiave

Rappresentazioni

Autore/i

Franca Taddei Gheiler

Ente/i

Osservatorio linguistico della Svizzera italiana – DECS

Periodo

2003 – 2005

Metodologia

Popolazioni di riferimento: anziani di 69 anni e oltre e giovani adulti tra i 23 e i 37 anni.
Campioni: N=78 (anziani), N=18 (giovani adulti).
Raccolta dati: questionari e test linguistici vari (memoria a corto termine, competenza grammaticale, fluenza lessicale, ecc.).

Pubblicazioni

  • Taddei Gheiler, F. (2005). La lingua degli anziani: stereotipi sociali e competenze linguistiche in un gruppo di anziani ticinesi. Bellinzona: Osservatorio della Svizzera italiana. 547 pagine

 

Gli anziani nei mass media

Quale immagine dell’anziano è veicolata dai mezzi di comunicazione di massa alla fine degli anni 1980? Dall’analisi emerge come lo spazio dedicato agli anziani da parte di giornali e televisione sia quasi interamente occupato dai problemi socio-sanitari e istituzionali di presa a carico. Ne risulta una rappresentazione omogena della condizione dell’anziano – associata alla perdita dell’autonomia e alla fragilità fisica e sociale – che trascura la diversità delle situazioni individuali.

L’immagine veicolata dalla radio è invece più attenta alle diverse componenti di questa complessa realtà. In particolare ne emerge un’idea dell’anziano come persona in grado di far fronte in modo equilibrato ai cambiamenti fisiologici e sociali della vecchiaia.

Nello studio si considerano anche le ripercussioni che i discorsi dei mass media hanno sulla percezione di sé della persona anziana. Le rappresentazioni, essendo dense di stereotipi, non favoriscono la presa di coscienza di sé da parte dell’anziano.

Parola/e chiave

Rappresentazioni

Autore/i

Oreste Allidi, Rita Pezzati

Ente/i

Organizzazione sociopsichiatrica cantonale (OSC) – DOS

Periodo

1989

Metodologia

Quantificazione dello spazio consacrato dai media agli anziani e analisi del contenuto.
Periodo: 16 gennaio 1989 – 16 aprile 1989 (3 mesi).
Fonti: 12 giornali (quotidiani indipendenti e di partito, settimanali di partito, giornali regionali); emissioni televisive nella fascia informativa serale dalle 19.00 alle 20.00 o, al di fuori di essa, che riguardano specificatamente gli anziani; emissioni radiofoniche concernenti gli anziani.

Pubblicazioni

Brissago intergenerazionale: destinazione nonni e nipoti

La maggior parte dei turisti anziani in visita a Brissago beneficia di risorse economiche importanti e ha molto tempo a disposizione, ma non necessariamente è attratta da proposte pensate in modo specifico per la popolazione anziana, tanto più se questa è connotata come in cattiva salute e dipendente. Il presente progetto intende promuovere una percezione positiva dell’anzianità e delle relazioni intergenerazionali, al fine di formulare delle raccomandazioni per un’offerta turistica che si rivolga a nonni che desiderano trascorrere le loro vacanze in compagnia dei nipoti.

Le riflessioni sviluppate evidenziano come la valorizzazione delle risorse sociali degli anziani, ad esempio nella loro funzione di nonni, dia al settore turistico un valore aggiunto. L’educazione all’intergenerazionalità può contribuire a rafforzare la capacità di creare accoglienza in un determinato contesto territoriale, diventando un elemento significativo anche per un’offerta turistica mirata.

Parola/e chiave

Intergenerazionalità
Rappresentazioni

Autore/i

Marcello Martinoni

Ente/i

Consultati SA

Periodo

2011

Metodologia

Popolazioni di riferimento: turisti della zona di Brissago (di tutte le età) e bambini domiciliati nel comune.
Campioni: ospiti dell’albergo Parkhotel Brenscino (N=14), allievi delle scuole elementari di Brissago.
Questionari standardizzati compilati dagli ospiti dell’albergo; attività di sensibilizzazione rivolte ai bambini.

Pubblicazioni

Vecchie storie di oggetti e persone

Ricerca etnografica sulla relazione che alcuni residenti della casa per anziani di Gordevio intrattengono con gli oggetti che li circondano, in particolare quelli di cui possono disporre nell’intimità della propria camera da letto (ad esempio una piccola scultura ricevuta in regalo da un nipote, una radio, un calendario, una fotografia, uno strumento musicale, delle cartoline). L’obiettivo è di osservare se e come questa relazione influenza il modo di invecchiare e affrontare il grande cambiamento costituito dall’istituzionalizzazione.

Gli oggetti personali dei residenti hanno un ruolo importante nello sviluppo di strategie che permettono di minimizzare l’impatto del trasferimento in casa per anziani: suscitano dei ricordi, attivano la memoria personale o collettiva, fungono da punti di riferimento biografici e supportano il processo di definizione del proprio passato. Tali oggetti, inoltre, accompagnano nei momenti difficili chi vive nella struttura da più tempo. Gli oggetti personali di chi vive in casa per anziani supportano la persona nella ridefinizione di sé e nel processo di invecchiamento.

Secondo l’autrice, lo spazio a disposizione per gli oggetti personali in casa per anziani potrebbe essere valorizzato ulteriormente, ad esempio dotando le stanze di mobili (libreria, buffet, ecc.) utili a questo scopo. Si sottolinea inoltre l’importanza, per il personale curante, di investire del tempo nel conoscere questi oggetti, creando così dei legami più personalizzati con i residenti.

Parola/e chiave

Case per anziani
Rappresentazioni

Autore/i

Alice Guglielmetti

Ente/i

Université de Neuchâtel

Periodo

2015

Metodologia

Popolazione di riferimento: residenti della casa per anziani Piccola Casa della Divina Provvidenza (Gordevio).
Campione: N=8.
Raccolta dati: osservazione e interviste approfondite

Pubblicazioni

Guglielmetti, A. (2015)Des vieilles histoires d’objets et de gens : enquête ethnographique auprès d’une maison de retraite du Canton du Tessin (Thèse de master en Sciences Sociales). Université de Neuchâtel, Neuchâtel. 94 pagine

Prevenzione del maltrattamento e promozione della bientraitance in un campione di case per anziani del Canton Ticino

La ricerca mira a favorire l’approccio della bientraitance nelle case per anziani. Nel contempo si intende individuare gli elementi che stanno alla radice dei fenomeni di maltrattamento, identificandone i relativi fattori di rischio e protezione e sensibilizzando i collaboratori delle strutture alle tematiche considerate. L’approccio della bientraitance è caratterizzato dal percorso che organizzazione e professionisti sono chiamati a compiere al fine di sviluppare una cultura comune che metta al centro il rispetto incondizionato della persona e della sua volontà.

I risultati fanno riferimento ai diversi aspetti etico-valoriali, organizzativi e strutturali che orientano il clima istituzionale, come anche agli aspetti cognitivi ed emozionali che le persone mettono in campo per indirizzare il proprio comportamento. Il progetto ha consentito di individuare interessanti piste di riflessione inerenti le rappresentazioni e le visioni degli operatori coinvolti e di comprendere meglio l’assetto e lo stile relazionale presenti nelle case per anziani.

In tutte le strutture si osserva una positiva tensione alla ricerca di soluzioni, di innovazioni e attenzioni che si coniugano appieno con i valori fondanti dell’approccio bientraitant, a partire dalla promozione dell’autodeterminazione delle persone in un contesto di vita comunitario.

Parola/e chiave

Benessere
Case per anziani
Rappresentazioni

Autore/i

Luisa Lomazzi, Carla Sargenti Berthouzoz, Rita Pezzati,
Paola Ferrari, Elisabetta Cortesia

Ente/i

Centro competenze anziani (CCA) – SUPSI

Periodo

2013 – 2015

Metodologia

Popolazione di riferimento: personale delle case per anziani ticinesi.
Campione: personale di 17 case per anziani del cantone; istituti scelti aleatoriamente, stratificazione secondo la dimensione, l’ubicazione geografica e la natura giuridica.
Raccolta dati: osservazione strutturata; somministrazione di questionari; focus group (con direzione e responsabili); incontri di sensibilizzazione.

Pubblicazioni

Benessere e qualità di vita negli anziani di oggi: un approccio autobiografico

L’indagine mira a cogliere la percezione e le rappresentazioni degli anziani in Ticino circa il loro benessere e la loro qualità di vita. Il focus è posto, attraverso delle interviste presso i rappresentanti di due generazioni storiche diverse – gli anziani nati tra il 1940 e il 1945 e quelli nati prima del 1930 –, sul significato che essi annettono allo stare bene con sé stessi, con gli altri e con l’ambiente che li circonda.

I risultati mostrano l’esistenza di situazioni e vissuti diversi all’interno della popolazione anziana in generale e dei due gruppi considerati ma, nel contempo, si identificano alcune linee tendenziali. La buona salute è per tutti sinonimo di benessere in quanto favorisce l’autonomia, l’attività e il movimento. La perdita dell’indipendenza fisica e l’abbandono di attività significative a seguito della fragilizzazione marcano invece, nella percezione degli intervistati, il passaggio all’anzianità. Un ulteriore elemento forte di benessere è il riconoscimento di una certa serenità interiore, alimentata dalla possibilità di intrattenere buoni rapporti con gli altri, e con la famiglia in particolare, mentre vi è un’esigenza di selettività per quanto attiene alle relazioni extra-familiari. In alcuni casi, tipicamente a seguito della perdita del coniuge, l’isolamento sociale è più sofferto e la percezione dell’invecchiamento maggiore.

Parola/e chiave

Benessere
Rappresentazioni
Aspetti socio-storici

Autore/i

Fulvio Poletti, Laura Bertini, Alice Biaggi, Barbara Masotti,
Graziano Meli, Claudio Mustacchi, Michela Nussio

Ente/i

Dipartimento sanità (DSAN) e Dipartimento scienze aziendali e sociali (DSAS) – SUPSI

Periodo

2010 – 2012

Metodologia

Popolazione di riferimento: persone tra i 65 e i 70 anni e di 80 anni e oltre, residenti a domicilio.
Campione: N=40.
Raccolta dati: interviste approfondite.

Pubblicazioni

Vivere meglio vestendo bene (VI-VES)

Il modo di vestire delle persone anziane non totalmente autosufficienti, residenti in una struttura per anziani, influenza il loro modo di vivere, la percezione di benessere e le relazioni con gli altri (mostrarsi ed essere visti). Nell’ambito del presente studio sono stati creati e testati dei capi di abbigliamento innovativi intervenendo sulla qualità, la funzionalità e l’estetica del prodotto. Concretamente, i vestiti sono stati realizzati prendendo in considerazione i gusti e il modo di vestire dei partecipanti alla ricerca, così come le loro difficoltà legate a disprassie o aprassie.

Attraverso quest’esperienza si offre ai residenti che presentano dei limiti fisici la possibilità di indossare e/o di farsi vestire con indumenti che rispondono alle loro esigenze e promuovono il mantenimento delle competenze restanti, rispettando nel contempo l’aspetto identitario. La sperimentazione, svoltasi presso la casa per anziani della Riviera e Valli, ha evidenziato un impatto positivo sul residente nel proprio modo di viversi nel presente e di relazionarsi con gli altri. La promozione di esperienze di questo tipo è inoltre positiva per il clima di istituto.

Parola/e chiave

Benessere
Rappresentazioni
Case per anziani

Autore/i

Rita Pezzati, Riccardo Crivelli, Mariangela Ardia, Mara Jelmini, Josephine Marrocco, Carla Sargenti Berthouzoz, Laura Ravanelli, Barbara Tamagni

Ente/i

Dipartimento sanità (DSAN) – SUPSI

Periodo

2008 – 2010

Metodologia

Popolazioni di riferimento: residenti con difficoltà nel vestirsi e operatori della casa per anziani della Riviera e Valli.
Campioni: N=6 (residenti), N=17 (operatori).
Raccolta dati: interviste con residenti; prova dei vestiti prototipi nell’arco di 4 mesi; focus group con operatori e con residenti.

Pubblicazioni

  • Pezzati, R., Crivelli, R., Ardia, M., Jelmini, M., Marrocco, J., Sargenti, C., Ravanelli, L., & Tamagni, B. (2011). VI-VES Vivere meglio vestendo bene. Manno: SUPSI, DSAN. 85 pagine
  • Pezzati, R., Crivelli, R., Sargenti, C., Ardia, M., Jelmini, M., Marrocco, J., … Ravanelli, L. (2011). Vivere meglio vestendo bene. Rivista per le Medical Humanities, 20, 26–31.

 

Solitudine no… ma tristezza: vissuti ed esperienze raccontati da un gruppo di vedove

La ricerca indaga il vissuto di un gruppo di vedove di 65 anni e oltre tramite delle interviste realizzate da membri dell’ATTE. La persona anziana non è quindi solo oggetto di studio, ma anche responsabile della raccolta di informazioni.

La maggior parte delle partecipanti dimostra un’importante capacità di adattamento e un atteggiamento positivo, anche se tra le testimonianze raccolte non mancano i riferimenti a momenti di tristezza e sconforto. L’analisi dei racconti ha permesso di identificare cinque sottogruppi di vedove, di cui uno soltanto è caratterizzato dall’insoddisfazione quanto al proprio modo di vita. Si tratta di donne che al momento del matrimonio hanno abbandonato la professione appresa, creando una situazione di dipendenza dal marito, e che hanno delle relazioni interpersonali difficili. Il gruppo più numeroso è invece costituito da donne che si caratterizzano per una forte consapevolezza della situazione attuale e della vita passata; donne che hanno sempre preso in mano la loro vita e sanno attivare le risorse di cui dispongo per reagire ai cambiamenti e ai momenti di tristezza. In generale, l’abilità a far fronte ad eventi critici quali la perdita del coniuge dipende in gran parte dal ruolo sociale, professionale e familiare svolto nel corso della propria vita.

 

Parola/e chiave

Benessere
Vita sociale
Rappresentazioni
Aspetti socio-storici

Autore/i

Thea Moretti-Varile

Ente/i

Associazione Ticinese Terza Età (ATTE)

Periodo

1992 – 1994

Metodologia

Popolazione di riferimento: donne vedove di 65 anni e oltre, iscritte ad ATTE.
Campione: N=28.
Raccolta dati: interviste approfondite.

 Pubblicazioni

  • Moretti-Varile, T. (1994). Implicazione dell’anziano nella ricerca sull’anziano. In Associazione Ticinese Terza Età (ATTE) (Ed.), Io ero, io sono, io sarò. Atti del 3° congresso ATTE (pp. 46-59). Giubiasco: ATTE.
  • Moretti-Varile, T. (1995). Solitude vécue et analyse de récits de vie par des personnes âgées. Bellinzona: s.n. 122 pagine  
  • Moretti-Varile, T. (1996). Solitudine no… ma tristezza: vissuti ed esperienze raccontate da un gruppo di vedove. Giubiasco: ATTE. 154 pagine