Archivi categoria: La cura dell’anziano

Terza età a Mendrisio

A partire dai dati a disposizione dell’Ufficio del controllo abitanti, lo studio fornisce una fotografia della popolazione anziana del comune di Mendrisio per gli anni 1998, 1999 e 2001. Il fine ultimo è quello di contribuire alla riflessione sulla qualità dell’intervento comunale a favore degli anziani.

La stragrande maggioranza della popolazione anziana di Mendrisio risiede a domicilio, mentre il 9% è accolto nelle strutture della regione (case per anziani, istituti e ospedali). La proporzione di persone che ricorrono alle prestazioni complementari è relativamente importante (più di un quarto) e stabile nel periodo considerato. Quattro beneficiari su cinque ricevono anche l’Aiuto Complementare Comunale, introdotto nel 1969. Tuttavia nel 2001 vi è ancora un certo numero di anziani che, pur avendone diritto, non richiede questo contributo. Si ritiene quindi opportuno continuare a promuovere un’informazione mirata su tale prestazione.

Parola/e chiave

Politiche sociali
Case per anziani

Autore/i

NN

Ente/i

Comune di Mendrisio

Periodo

1998 – 2001

Metodologia

Popolazione di riferimento: persone in età AVS domiciliate e dimoranti nel comune di Mendrisio.
Raccolta dati: analisi dati dell’Ufficio del controllo abitanti di Mendrisio.

Pubblicazioni

 

Domotica e ICT al servizio delle persone anziane e diversamente abili

La ricerca si svolge attraverso una sperimentazione di proposte domotiche in alloggi di persone anziane autonome con parziali disabilità e nelle abitazioni di anziani che vivono soli e sono supportati dal servizio di assistenza e cura a domicilio. I dispositivi utilizzati appartengono a due categorie: sensori in grado di agevolare alcune attività domestiche come aprire una finestra o di rilevare situazioni di potenziale pericolo (ad esempio, la piastra della cucina accesa da troppo tempo); apparecchiature che, in modo passivo, registrano dati biologici quali la frequenza cardiaca o eventi critici come una caduta o la mancata assunzione di un farmaco. Le informazioni vengono convogliate verso un computer posto all’interno della casa, che invia gli opportuni allarmi e memorizza gli eventi accaduti.

Proporre soluzioni tecnologiche che possono interferire con i problemi di salute e la sicurezza delle persone non è semplice per diverse ragioni: la varietà del bagaglio culturale e del livello di istruzione dei potenziali utilizzatori; la confidenza che queste persone hanno con la tecnologia in genere e con i dispositivi testati in particolare; la fiducia che nutrono nella tecnologia; i bisogni iniziali e la loro soddisfazione in merito alle soluzioni organizzative messe in campo. Non è quindi pensabile individuare soluzioni univoche valide per tutti.

Parola/e chiave

Gerontecnologie
Cadute
Aiuti a domicilio

Autore/i

Andrea Cavicchioli, Laura Bertini, Gian Carlo Dozio, Paola Ferrari,
Ruth Hersche Cupelli, Lorenzo Sommaruga

Ente/i

Centro competenze anziani (CCA) e Dipartimento tecnologie innovative (DTI) – SUPSI

Periodo

2010 – 2014

Metodologia

Popolazione di riferimento: persone anziane residenti alla Casa dei Ciechi di Lugano o al proprio domicilio beneficiando del supporto di SCuDo.
Campione: N=15.
Illustrazione di apparecchiature domotiche; analisi delle necessità e proposta di soluzioni adeguate; supervisione/osservazione etnografica, infermieristica e ergoterapica; adattamento degli artefatti tecnologici all’ambiente di uso domestico.

Pagina web

GRANNO

Pubblicazioni

Abitare anziano

La ricerca propone un’analisi della situazione abitativa degli anziani in Ticino e dei servizi a disposizione di questa popolazione (case per anziani, SACD, servizi d’appoggio, aiuti diretti). L’obiettivo finale è contribuire ad individuare soluzioni che permettano il mantenimento a domicilio della persona anziana il più a lungo possibile.

Come riscontrato a livello europeo e svizzero, anche in Ticino gli anziani vivono generalmente soli o in coppia, in abitazioni di grandi dimensioni, in stabili relativamente vetusti, a volte privi di alcuni comfort, pagando una pigione inferiore alla media. Si tratta per lo più di alloggi affittati o acquistati alcuni decenni prima, quando i figli vivevano ancora sotto lo stesso tetto. La situazione immobiliare e il costo contenuto di queste abitazioni non inducono a cercare delle soluzioni alternative.

Gli autori sottolineano l’importanza di incoraggiare la realizzazione di nuove modalità abitative concepite per rispondere ai bisogni della popolazione anziana, soprattutto nei principali centri urbani del cantone e con un occhio di riguardo per chi dispone di mezzi finanziari limitati. Anche il potenziamento degli aiuti a domicilio e dei centri diurni, medicalizzati e non, è fortemente auspicato.

Parola/e chiave

Abitazioni per anziani
Aiuti a domicilio

Autore/i

NN

Ente/i

Associazione Ticinese Terza Età (ATTE)

Periodo

2009

Metodologia

Analisi secondaria di dati di statistica pubblica (Ustat e Censimento federale della popolazione).

Pubblicazioni

Case per anziani intergenerazionali. Il progetto Parco San Rocco

La ricerca si inserisce nel progetto di creazione di una rete sociosanitaria coordinato dalla Fondazione Casa San Rocco di Morbio Inferiore in accordo con i comuni di Coldrerio e Vacallo; progetto che prevede la realizzazione di due nuove case per anziani arrivando a gestire complessivamente 240 posti letto. L’obiettivo è quello di costruire un concetto di intergenerazionalità territoriale specifico per i tre comuni attraverso riunioni con il gruppo di lavoro costituito ai fini del programma.

In questo contesto si intende: sostenere un cambiamento culturale nella rappresentazione delle case per anziani (offerta di servizi aperti al pubblico e non solo ai residenti); promuovere un approccio di cura olistico e favorire l’invecchiamento attivo; trasformare le case per anziani in luoghi di benessere per tutte le fasce di età; incoraggiare le relazioni tra tutte le fasce d’età, rafforzando il senso di appartenenza alla comunità; collaborare con i comuni alfine di incoraggiare l’inserimento di una molteplicità di servizi in prossimità della casa per anziani che faciliti gli scambi e i contatti tra tutta la popolazione (messa in rete dei servizi comunali con la casa per anziani.

Parola/e chiave

Intergenerazionalità
Benessere
Case per anziani
Abitazioni per anziani

Autore/i

Jenny Assi, Caterina Carletti

Ente/i

Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale (DEASS) – SUPSI

Periodo

2014 – …

Metodologia

Coinvolgimento dei portatori di interesse e interviste con figure chiave.

Pubblicazioni

 

 

Intergenerazionalità, una risorsa per la società

Partendo da una fotografia delle condizioni di vita della popolazione residente in Ticino, lo studio fornisce alcuni spunti di riflessione per la promozione di iniziative a carattere intergenerazionale. I temi indagati riguardano la solidarietà intra- ed extra-familiare, l’inclusione sociale, l’impiego del tempo libero, la sfera valoriale, il livello di benessere soggettivo e la soddisfazione nei confronti dei servizi e delle infrastrutture del territorio.

In caso di necessità (di tipo economico, pratico e/o emotivo) le persone fanno prevalentemente capo ai parenti stretti, mentre le risorse extra-familiari e i servizi presenti sul territorio sono poco sollecitati. Le relazioni sociali sono generalmente valutate in modo positivo; tuttavia tra le fasce di età più avanzate il capitale sociale, inteso come numero di persone su cui contare in caso di bisogno, si riduce sensibilmente dando adito a un sentimento di solitudine. In generale, la percezione delle altre generazioni è positiva e la famiglia rimane il più importante valore condiviso dagli intervistati di ogni età. L’analisi degli stili di vita evidenzia invece una minore propensione alle attività del tempo libero tra le persone più anziane.

Tra le varie infrastrutture presenti sul territorio, i servizi sociosanitari ricevono il più alto grado di soddisfazione. L’offerta di opportunità e attività ricreative è valutata in modo meno positivo dai giovani (15-24 anni) e dalle persone di 65 anni e oltre. Con il diminuire dell’autonomia e della possibilità di spostarsi con mezzi privati, gli anziani esprimono l’esigenza di disporre di maggiori offerte e attività nelle vicinanze delle loro abitazioni.

Al termine dello studio, gli autori sottolineano alcuni aspetti da considerare al fine di rafforzare l’intergenerazionalità sul territorio. Tra questi troviamo la valorizzazione degli scambi tra persone di età diversa nelle aziende e nelle attività del tempo libero, il riconoscimento dell’elevato potenziale costituito dalla rete di supporto extra-familiare, la prevenzione del rischio di solitudine tra i più anziani.

Parola/e chiave

Intergenerazionalità
Vita sociale
Benessere
Aiuti a domicilio

Autore/i

Jenny Assi, Angela Lisi, Mario Lucchini, Paola Solcà

Ente/i

Dipartimento scienze aziendali e sociali (DSAS) – SUPSI

Periodo

2012 – 2013

Metodologia

Popolazione di riferimento: persone di 15 anni e oltre, residenti a domicilio.
Campione: N=1’200; stratificato secondo il genere, l’età e la regione di residenza.
Raccolta dati: questionari standardizzati.

Pubblicazioni

L’invecchiamento delle persone con disabilità

L’invecchiamento della popolazione e l’aumento della speranza di vita interessano anche le persone con disabilità. La ricerca fornisce un quadro generale del fenomeno in Ticino e presenta le sfide principali che famiglie e professionisti si trovano ad affrontare nell’accompagnamento e nella presa a carico dei disabili che invecchiano.

A fine 2013, 1’600 persone avevano ricorso alle strutture riconosciute ai sensi della Legge sull’integrazione sociale e professionale degli invalidi (LISPI): case con e senza occupazione, appartamenti protetti, centri diurni e laboratori. Di queste, una sessantina avevano superato i 65 anni, ma il loro numero è destinato a crescere in modo considerevole nei prossimi anni. L’aumento sarà particolarmente marcato nelle case con occupazione, dove due terzi dell’utenza ha 45 anni e oltre. Si dovranno anche trovare delle soluzioni alternative per le persone che frequentano i laboratori protetti e raggiungono l’età della pensione.

Secondo gli autori, le grandi sfide che pone l’invecchiamento delle persone con disabilità sono: la presa di coscienza del fenomeno e delle sue specificità; la garanzia della continuità identitaria e progettuale della persona malgrado i cambiamenti; l’accompagnamento nelle transizioni e nelle scelte importanti, come il pensionamento, gli eventuali trasferimenti, la perdita dei propri cari o la comparsa di malattie invalidanti. Per farvi fronte si invita a proseguire le esperienze pilota positive già in corso sul territorio, adeguare legislazione e strutture, accrescere le proposte di formazione per operatori e familiari, creare una piattaforma ad hoc quale meta-strumento della politica cantonale nel settore.

Parola/e chiave

Istituti socio-sanitari

Autore/i

Michele Egloff, Rita Pezzati

Ente/i

Centro competenze anziani (CCA) – SUPSI

Periodo

2015 – 2016

Metodologia

Popolazione di riferimento: utenti delle strutture LISPI.
Campione: N=177.
Raccolta dati: questionari compilati dal personale delle strutture. In aggiunta, interviste ai rappresentanti di alcune fondazioni e analisi secondaria di dati di statistica ufficiale (Ufficio degli invalidi).

Pubblicazioni

L’assistenza ospedaliera ai lungodegenti anziani nel quadro del concetto di azione geriatrica

Nello studio si quantifica il fenomeno della lungodegenza negli ospedali regionali. Il fine ultimo è quello di precisare il ruolo dei servizi di geriatria acuta previsti dalla pianificazione ospedaliera cantonale. A tali servizi è attribuita la gestione del reparto di geriatria, dell’ospedale di giorno e della stazione per lungodegenti.

L’analisi ha permesso di evidenziare un incremento della percentuale delle giornate di cura di lungodegenza globale. La degenza media di questi pazienti si leva complessivamente a 52 giorni. Il fenomeno interessa in modo prevalente, ma non esclusivo, le persone anziane con punte prevalenti per i reparti di geriatria, nefrologia e medicina.

In vista di un adeguamento del settore, gli autori stimano un fabbisogno per ospedale di trenta posti letto adattabili a livello regionale. Per quanto riguarda il servizio di geriatria, i suoi compiti interesserebbero la diagnosi di malattie somatiche e mentali, il trattamento delle patologie, la riabilitazione, la collaborazione con gli altri servizi preposti a questa popolazione (in particolare il servizio di aiuto domiciliare e le case per anziani), l’assistenza ai lungodegenti e le cure ai malati terminali, il generale miglioramento della qualità di cura del paziente anziano.

Si auspica infine che la concezione di tale servizio possa consentire una geriatria interpretata in modo più estensivo rispetto ai contenuti scientifici della medicina interna, coinvolgendo aspetti più esistenziali (psicologici), organizzativi (sociologici) e funzionali (riabilitativi e assistenziali). Tale disegno presuppone un potenziamento della catena di assistenza extra-ospedaliera, giudicata ancora relativamente fragile.

Parola/e chiave

Istituti socio-sanitari

Autore/i

NN

Ente/i

Ente Ospedaliero Cantonale (EOC)

Periodo

1987

Metodologia

Analisi secondaria di dati di statistica ufficiale (Ospedali).

Pubblicazioni

  • Ente Ospedaliero Cantonale (EOC). (1987). L’assistenza ospedaliera ai lungodegenti anziani nel quadro del concetto di azione geriatrica dell’ente ospedaliero cantonale. Bellinzona: EOC. 33 pagine

Persone anziane all’ONC

Interessandosi all’utenza (degenti e ex degenti) dell’allora Ospedale Neuropsichiatrico Cantonale (ONC, oggi OSC), lo studio si inserisce in un contesto di riflessione più generale sulla pertinenza dell’intervento istituzionale presso determinati gruppi della popolazione. L’indagine nasce dalla constatazione, nei primi anni 1970, di un certo numero di trasferimenti dall’ONC alle case per anziani. L’autore sottolinea l’inadeguatezza di tale soluzione considerata l’età delle persone coinvolte, spesso inferiore ai sessant’anni, così come il fatto che la loro dimissione da un istituto neuropsichiatrico doveva significare l’idoneità ad essere inseriti in un ambiente aperto, anziché nelle case per anziani. Spesso queste persone erano costrette a tornare all’ONC a causa della mancanza di un’assistenza specifica e delle difficili relazioni con il personale e con gli altri residenti. La ricerca sottolinea la necessità di riflettere alla presa a carico di questo tipo di utenza e di studiare delle alternative istituzionali intermedie all’esterno delle strutture vigenti.

Parola/e chiave

Istituti socio-sanitari
Case per anziani

Autore/i

NN

Ente/i

Ospedale Neuropsichiatrico Cantonale (ONC)

Periodo

1973

Metodologia

Popolazione di riferimento: residenti ed ex residenti dell’ONC.
Raccolta dati: osservazione partecipante; analisi di dossier dei residenti; analisi secondaria di dati di statistica pubblica (Censimento federale della popolazione); interviste ad alcune figure chiave (aiuto domiciliare, assistenti sociali, medico, vice-direttore dell’ONC).

Pubblicazioni

Persone anziane all’ONC. (1973). Mendrisio: ONC. 177 pagine

Analisi delle esigenze formative per l’assistenza al paziente anziano oncologico nelle Case per anziani del Canton Ticino

Nei paesi occidentali è in progressivo aumento il numero di pazienti anziani oncologici, sia nei contesti acuti sia in quelli lungodegenti. Nelle strutture per anziani tale popolazione è molto eterogenea per prognosi e fase del percorso, con bisogni di cura specifici e complessi. L’obiettivo di questo studio è analizzare le esigenze formative sull’assistenza al paziente oncologico da parte del personale infermieristico delle case per anziani in Ticino.

Nella sola giornata della rilevazione, ben sei curanti su sette hanno assistito residenti con una diagnosi oncologica. Le situazioni più frequenti che il personale infermieristico si trova a dover gestire sono la cura dei sintomi (in particolare il dolore) e il sostegno emotivo. Questi ambiti sono anche quelli in cui i curanti riscontrano maggiori difficoltà.

Nonostante la metà dei partecipanti allo studio valuti positivamente il proprio livello di conoscenze in ambito oncologico, tre quarti sottolineano l’utilità di seguire delle formazioni su questi temi. L’autrice rimarca come lo sviluppo di interventi a partire dai temi emersi contribuirebbe a sviluppare le competenze specifiche dei diversi operatori per una migliore presa in carico dell’utenza oncologica.

Parala/e chiave

Case per anziani

Autore/i

Carla Pedrazzani

Ente/i

Università degli Studi di Torino
Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale (DEASS) – SUPSI

Periodo

2015 – 2016

Metodologia

Popolazione di riferimento: personale di 5 case per anziani (infermieri, operatori socio-sanitari, assistenti geriatrici e capi intermedi).
Campione: N=69.
Raccolta dati: questionari standardizzati.

Pubblicazioni

  •  Pedrazzani, C. (2016). Analisi delle esigenze formative per l’assistenza al paziente anziano oncologico nelle Case per anziani del Canton Ticino. Università degli studi di Torino e Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale SUPSI.

Vecchie storie di oggetti e persone

Ricerca etnografica sulla relazione che alcuni residenti della casa per anziani di Gordevio intrattengono con gli oggetti che li circondano, in particolare quelli di cui possono disporre nell’intimità della propria camera da letto (ad esempio una piccola scultura ricevuta in regalo da un nipote, una radio, un calendario, una fotografia, uno strumento musicale, delle cartoline). L’obiettivo è di osservare se e come questa relazione influenza il modo di invecchiare e affrontare il grande cambiamento costituito dall’istituzionalizzazione.

Gli oggetti personali dei residenti hanno un ruolo importante nello sviluppo di strategie che permettono di minimizzare l’impatto del trasferimento in casa per anziani: suscitano dei ricordi, attivano la memoria personale o collettiva, fungono da punti di riferimento biografici e supportano il processo di definizione del proprio passato. Tali oggetti, inoltre, accompagnano nei momenti difficili chi vive nella struttura da più tempo. Gli oggetti personali di chi vive in casa per anziani supportano la persona nella ridefinizione di sé e nel processo di invecchiamento.

Secondo l’autrice, lo spazio a disposizione per gli oggetti personali in casa per anziani potrebbe essere valorizzato ulteriormente, ad esempio dotando le stanze di mobili (libreria, buffet, ecc.) utili a questo scopo. Si sottolinea inoltre l’importanza, per il personale curante, di investire del tempo nel conoscere questi oggetti, creando così dei legami più personalizzati con i residenti.

Parola/e chiave

Case per anziani
Rappresentazioni

Autore/i

Alice Guglielmetti

Ente/i

Université de Neuchâtel

Periodo

2015

Metodologia

Popolazione di riferimento: residenti della casa per anziani Piccola Casa della Divina Provvidenza (Gordevio).
Campione: N=8.
Raccolta dati: osservazione e interviste approfondite

Pubblicazioni

Guglielmetti, A. (2015)Des vieilles histoires d’objets et de gens : enquête ethnographique auprès d’une maison de retraite du Canton du Tessin (Thèse de master en Sciences Sociales). Université de Neuchâtel, Neuchâtel. 94 pagine