Archivi tag: 1990-1999

Statistica dell’assistenza e cura a domicilio

La statistica federale dell’assistenza e cura a domicilio è una rilevazione annuale realizzata presso le organizzazioni che operano nel settore e gli infermieri indipendenti. Le informazioni raccolte riguardano l’offerta di prestazioni, il campo di attività, la contabilità aziendale, il numero e le caratteristiche di personale e clienti.

Il ricorso agli aiuti a domicilio riguarda in particolar modo la popolazione anziana. Il tasso di utilizzo è particolarmente importante tra le persone di ottant’anni e oltre e tra le donne. Dal confronto intercantonale di questi dati (congiuntamente a quelli sulle case per anziani [Somed]) emerge come il Ticino sia caratterizzato da un forte sviluppo del settore degli aiuti a domicilio e da un tasso d’istituzionalizzazione inferiore alla media nazionale.

Autore/i

Ufficio federale di statistica (UST)

Periodo

1997 – …

Metodologia

Popolazione di riferimento: organizzazioni e infermieri indipendenti che forniscono prestazioni di assistenza o di cura a domicilio in Svizzera.
Rilevazione annuale obbligatoria in collaborazione con i cantoni.

Pagina web

Statistica dell’assistenza e cura a domicilio

Pubblicazioni

 

Statistica degli stabilimenti medico-sociali (SOMED)

SOMED è una statistica amministrativa federale che riunisce informazioni sugli istituti che accolgono persone anziane e/o con disabilità in Svizzera con possibilità di degenza (sono invece esclusi, ad esempio, i centri diurni). A scadenza annuale quest’ultimi procedono al censimento delle loro prestazioni, della popolazione ospitata, del personale di cura nonché delle spese di gestione. I dati raccolti contribuiscono a migliorare le conoscenze sul funzionamento di tali strutture, così come sulla loro evoluzione.

Il Ticino ha un tasso d’istituzionalizzazione inferiore rispetto al resto del Paese. L’età media di entrata in casa per anziani è inoltre più elevata, ovvero 85.1 anni, mentre a livello nazionale è di 84.6 anni (dati del 2013). La proporzione dei residenti di ottant’anni e oltre è dell’81% mentre la durata media dei soggiorni è di quasi tre anni e otto mesi (dati del 2012).

Autore/i

Ufficio federale di statistica (UST)

Periodo

1998 – …

Metodologia

Popolazione di riferimento: istituti medico-sociali con possibilità di degenza.
Rilevazione annuale obbligatoria da parte degli istituti.

Pagina web

Statistica degli istituti medico-sociali

Pubblicazioni

 

La memoria degli anziani ticinesi alla fine del millennio

Attraverso il recupero della memoria storica, la ricerca approfondisce il modo in cui gli anziani nati tra il 1905 e il 1921 hanno vissuto la trasformazione della società e la modernizzazione economica del cantone. Le testimonianze raccolte sul loro vissuto giovanile riportano all’impronta rurale, artigianale e di piccolo commercio che all’epoca prevaleva in Ticino. Gli aspetti approfonditi riguardano in particolar modo la vita sociale, la famiglia, la casa, l’alimentazione, la scolarizzazione, le attività lavorative, la cultura e le circostanze di incertezza legate ai periodi bellici.

Nelle famiglie, di tipo patriarcale, dominava l’autorità del padre e del nonno. Si possedeva la casa, terreni e parcelle di bosco e tutti insieme, genitori e figli, si partecipava al lavoro nei campi. La religione era il principale polo di aggregazione sociale e la scolarizzazione era già allora piuttosto elevata: praticamente tutti frequentavano per intero la scuola dell’obbligo. Il mestiere più diffuso era quello del contadino. C’erano poi gli artigiani, i muratori, gli operai di manifatture e fabbriche e gli impiegati di banca. Fra i cosiddetti “posti fissi” c’erano i funzionari statali (in ferrovia, dogana e posta), gli impiegati dell’amministrazione cantonale e i docenti. Nei primi decenni del Novecento era ancora forte l’emigrazione verso la Svizzera interna, Parigi, le Americhe e l’Australia. Durante la guerra, visto che gli uomini erano spesso in servizio militare e gran parte del lavoro ricadeva sulle donne, dalla vicina Italia emigravano braccianti che aiutavano a tagliare il fieno.

Parola/e chiave

Aspetti socio-storici

Autore/i

Ezio Galli

Ente/i

Pro Senectute Ticino Moesano

Periodo

1996 – 1999

Metodologia

Popolazione di riferimento: persone autosufficienti nate tra il 1910 e il 1920.
Campione: N=60, stratificato secondo il sesso, la residenza e il ceto socio-professionale.
Raccolta dati: interviste approfondite.

Pubblicazioni

  • Galli, E. (2011). Nuove storie di vita ticinesi. Bellinzona: Salvioni. 397 pagine
  • Galli, E., & Padovani, G. (2000). La memoria degli anziani ticinesi alla fine del millennio: « quando andavamo ai monti pareva di andare in paradiso ». Bellinzona: Salvioni. 328 pagine

Terza età a Mendrisio

A partire dai dati a disposizione dell’Ufficio del controllo abitanti, lo studio fornisce una fotografia della popolazione anziana del comune di Mendrisio per gli anni 1998, 1999 e 2001. Il fine ultimo è quello di contribuire alla riflessione sulla qualità dell’intervento comunale a favore degli anziani.

La stragrande maggioranza della popolazione anziana di Mendrisio risiede a domicilio, mentre il 9% è accolto nelle strutture della regione (case per anziani, istituti e ospedali). La proporzione di persone che ricorrono alle prestazioni complementari è relativamente importante (più di un quarto) e stabile nel periodo considerato. Quattro beneficiari su cinque ricevono anche l’Aiuto Complementare Comunale, introdotto nel 1969. Tuttavia nel 2001 vi è ancora un certo numero di anziani che, pur avendone diritto, non richiede questo contributo. Si ritiene quindi opportuno continuare a promuovere un’informazione mirata su tale prestazione.

Parola/e chiave

Politiche sociali
Case per anziani

Autore/i

NN

Ente/i

Comune di Mendrisio

Periodo

1998 – 2001

Metodologia

Popolazione di riferimento: persone in età AVS domiciliate e dimoranti nel comune di Mendrisio.
Raccolta dati: analisi dati dell’Ufficio del controllo abitanti di Mendrisio.

Pubblicazioni

 

Telesoccorso e benessere dell’anziano

Lo scopo principale dello studio consiste nel verificare l’utilità del servizio di telesoccorso per persone anziane a rischio di cadute e trarre delle indicazioni per un miglioramento dell’offerta. I dati raccolti confermano l’efficacia di questo strumento che, oltre alla sua funzione sanitaria, svolge un importante ruolo psicosociale: il suo utilizzo aumenta infatti il sentimento di sicurezza dell’utente e dei suoi familiari, favorendo l’autonomia dell’anziano. Spesso il servizio stimola anche la creazione di una rete di sostegno attorno alla persona anziana. La necessità di reperire persone di fiducia da chiamare in caso di bisogno può infatti spingere l’anziano ad instaurare maggiori contatti con i vicini.

Per incoraggiare una maggiore diffusione del telesoccorso, sottolinea l’autrice, occorre valorizzare la sua funzione psicosociale ed evitare, per quanto possibile, che questo strumento venga associato ad aspetti quali la dipendenza o l’intervento di un’ambulanza. La conoscenza del servizio da parte degli operatori che intervengono a domicilio andrebbe migliorata, così come quella dei familiari e dei volontari, i quali potrebbero svolgere un ruolo essenziale nell’introdurre l’anziano all’utilizzo del telesoccorso.

Parola/e chiave

Gerontecnologie
Benessere
Cadute

Autore/i

Marilù Zanella

Ente/i

Associazione Ticinese Terza Età (ATTE)

Periodo

1998

Metodologia

Popolazione di riferimento: utenti del servizio di telesoccorso di 60 anni e oltre.
Campione: N=142.
Raccolta dati: questionari standardizzati. In aggiunta, questionari presso un campione di infermieri dei SACD (N=23).

Pubblicazioni

Generazioni a confronto

La ricerca si inserisce nel contesto della realizzazione di un centro sociale per persone anziane nella Val Colla. L’obiettivo è di studiare la popolazione della valle e delle zone circostanti nei suoi rapporti con l’anzianità attraverso un questionario rivolto agli abitanti di 15 anni e oltre e delle interviste alle persone di 65 anni e oltre.

Secondo l’autore il significato del rapporto tra i residenti e gli anziani della regione risulta tendenzialmente anacronistico e impoverito nei valori che dovrebbe rappresentare: solo la metà dei partecipanti all’inchiesta ha contatti frequenti con familiari o conoscenti anziani, un quarto con chi vive in casa per anziani. Tra le ragioni maggiormente citate quali causa di tale distacco vi sono la lontananza geografica e la mancanza di tempo. Per migliorare i rapporti intergenerazionali, la maggior parte della popolazione studiata suggerisce di adottare delle misure di natura pedagogica, capaci di incidere sul modo di pensare e sulle abitudini fin dalla più giovane età. Per quanto riguarda l’inclinazione al volontariato a favore degli anziani, essa è presente in più della metà del campione ed è per lo più coerente con la necessità di riscattarsi da un vuoto esistenziale incontrato nella vita professionale.

Dal canto loro gli anziani intervistati sottolineano l’importanza della disposizione, da parte di volontari, ad assecondare le loro abitudini culturali e le loro esigenze relative all’economia domestica, così come nelle cure che non richiedono una specializzazione. Mettono anche in evidenza bisogni di natura psicologica – saper ascoltare, comprendere, rassicurare, incoraggiare – giustificati dalla paura della solitudine.

Parola/e chiave

Intergenerazionalità
Vita sociale

Autore/i

Ezio Galli

Ente/i

Associazione Amici della Val Colla

Periodo

1995

Metodologia

Popolazione di riferimento: persone residenti nel Distretto di Lugano di 15 anni e oltre.
Campione: N=459.
Raccolta dati: questionari standardizzati. In aggiunta, interviste approfondite ai residenti di 65 anni e oltre, autosufficienti (n=45).

Pubblicazioni

  • Galli, E. (1995). Generazioni a confronto: dalle consuetudini al volontariato nei rapporti individuali con gli anziani. Ricerca sociologica svolta in occasione della realizzazione del centro L’Orizzonte a Colla. Valcolla: Associazione Amici della Val Colla. 115 pagine

 

Panel svizzero delle economie domestiche

Il Panel svizzero delle economie domestiche è una vasta inchiesta longitudinale condotta annualmente in Svizzera. Il suo obiettivo è quello di osservare l’evoluzione delle condizioni di vita della popolazione, interrogando le stesse persone a più riprese nel corso degli anni. Gli aspetti indagati riguardano in particolar modo la salute, la vita familiare, le relazioni sociali, le attitudini politiche e quelle nei confronti dello stato, l’educazione, la formazione e la vita professionale.

Parola/e chiave

Vita sociale
Salute fisica

Autore/i

NN

Ente/i

Fondation suisse pour la recherche en sciences sociales (FORS)

Periodo

1999

Metodologia

Popolazione di riferimento: membri di economie domestiche in Svizzera iscritte nell’elenco telefonico.
Campione: N=12’931 (nel 1999). Campioni aggiuntivi: N=6’569 (nel 2004); N=9’945 (nel 2013). In Ticino nel 2014 sono state intervistate 124 persone di 65 anni e oltre.
Raccolta dati: questionari standardizzati; rilevamento annuale longitudinale dal 1999.

Pagina web

Panel suisse des ménages

Pubblicazioni

ATTE: un’idea, un percorso

Ricerca storica che ripercorre la nascita e lo sviluppo di ATTE in occasione dei vent’anni di attività. Sono riportati i momenti salienti della crescita dell’associazione tra il 1980 e il 1999, inserendola nel contesto sociale e politico dell’epoca.

ATTE nasce dall’iniziativa di alcune persone anziane desiderose di porre al servizio dei coetanei il loro patrimonio di conoscenze ed esperienze al fine di prevenire l’inattività e l’isolamento sociale. Nel corso degli anni, le attività proposte sono aumentate e si sono diversificate in modo considerevole. Alle prime iniziative ricreative, come i soggiorni di cura e di vacanza, si sono progressivamente aggiunti la pubblicazione della rivista Terzaetà, la creazione di centri diurni, i corsi dell’Università della terza età, le giornate cantonali e i congressi, ma anche attività di ricerca, di informazione e formazione dei volontari.

Parola/e chiave

Vita sociale
Aspetti socio-storici
Politiche sociali

Autore/i

Carla Balmelli, Thea Moretti-Varile, Marilù Zanella

Ente/i

Associazione Ticinese Terza Età (ATTE)

Periodo

1999

Metodologia

Analisi della documentazione d’archivio ATTE; interviste con fondatori o testimoni della creazione di ATTE.

Pubblicazioni

ATTE allo specchio

L’indagine studia il tema dell’adesione ad ATTE tra i suoi membri: l’immagine che hanno dell’associazione, le aspettative nei suoi confronti, la partecipazione alle attività organizzate, il grado di soddisfazione che ne traggono, le critiche e i cambiamenti che suggeriscono.

I soci di ATTE sono soprattutto donne, hanno tra i 70 e i 79 anni, e sono per lo più anziani soli (vedove/i, nubili o celibi). Dal confronto con uno studio simile condotto dieci anni prima, si registra però un incremento dei soci più giovani e di quelli con più di 85 anni, così come delle persone sposate, in particolare uomini.

La terza età è soprattutto percepita come l’occasione di instaurare nuovi contatti, restare attivi e fare del volontariato. L’adesione all’associazione è motivata dalla ricerca di compagnia, da interessi culturali e dal desiderio di avere ancora un ruolo da svolgere nella società.

In generale l’offerta di attività è valutata in modo positivo dai partecipanti all’inchiesta. Il coinvolgimento dei membri varia a seconda delle caratteristiche sociodemografiche e dal modo di intendere la terza età. Alle gite e alle vacanze organizzate partecipano, ad esempio, soprattutto donne sole (vedove o nubili) con un livello professionale e formativo elevato, mentre ai pranzi e ai pomeriggi ricreativi si iscrivono persone con un curriculum meno ricco. Un socio su dieci ha un ruolo attivo nell’associazione, in particolare nel servizio bar o cucina, nella gestione di una sezione regionale e nell’accompagnamento durante i viaggi.

Parola/e chiave

Vita sociale
Benessere

Autore/i

Thea Moretti-Varile

Ente/i

Associazione Ticinese Terza Età (ATTE)

Periodo

1998 – 1999

Metodologia

Popolazione di riferimento: soci ATTE di 60 anni e oltre.
Campione: N=810; stratificato secondo il sesso e le sezioni regionali di ATTE.
Raccolta dati: questionari standardizzati e focus group (con alcuni soci).

Pubblicazioni

Quanto costa restare a casa

Il sussidio cantonale per le spese personali di mantenimento a domicilio (i cosiddetti “aiuti diretti”) consiste nell’attribuzione, a persone non autosufficienti, beneficiarie dell’assegno per grandi invalidi (AGI) e con un reddito modesto, di una somma volta a remunerare chi presta loro l’assistenza necessaria per rimanere a domicilio (siano essi professionisti o familiari). L’obiettivo dello studio è di valutare l’efficacia della misura a cinque anni dalla sua introduzione.

I risultati confermano l’importanza della solidarietà familiare per la permanenza a domicilio e, in particolare, delle cure prestate dalle donne (nel loro ruolo di mogli, figlie o madri). Più della metà dei beneficiari anziani sono anch’essi di sesso femminile, vivono per lo più in coppia o soli e la loro età media è di 82 anni. Quasi tutti necessitano di sorveglianza e aiuto nelle attività di base della vita quotidiana, poco meno della metà di cure infermieristiche. Le ore di assistenza media sono cinquanta la settimana e ogni beneficiario è aiutato da quasi tre persone, retribuendo almeno la persona dalla quale riceve l’aiuto preponderante.

L’analisi avvalora l’ipotesi dell’efficacia del sussidio nel ritardare o evitare l’istituzionalizzazione: all’incirca tre persone su cinque, tra i beneficiari anziani partecipanti all’inchiesta, sono rimaste al domicilio fino al decesso, e solo un terzo si è trasferito in casa per anziani.

Parola/e chiave

Aiuti a domicilio
Familiari curanti

Autore/i

Carla Invernizzi, Cristina Gianocca

Ente/i

Sezione del sostegno a enti e attività sociali – DOS

Periodo

1997 – 1998

Metodologia

Popolazione di riferimento: beneficiari degli aiuti diretti.
Campione: N=154, di cui 119 di 65 anni e oltre.
Raccolta dati: questionari standardizzati.

Pubblicazioni