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Case per anziani intergenerazionali. Il progetto Parco San Rocco

La ricerca si inserisce nel progetto di creazione di una rete sociosanitaria coordinato dalla Fondazione Casa San Rocco di Morbio Inferiore in accordo con i comuni di Coldrerio e Vacallo; progetto che prevede la realizzazione di due nuove case per anziani arrivando a gestire complessivamente 240 posti letto. L’obiettivo è quello di costruire un concetto di intergenerazionalità territoriale specifico per i tre comuni attraverso riunioni con il gruppo di lavoro costituito ai fini del programma.

In questo contesto si intende: sostenere un cambiamento culturale nella rappresentazione delle case per anziani (offerta di servizi aperti al pubblico e non solo ai residenti); promuovere un approccio di cura olistico e favorire l’invecchiamento attivo; trasformare le case per anziani in luoghi di benessere per tutte le fasce di età; incoraggiare le relazioni tra tutte le fasce d’età, rafforzando il senso di appartenenza alla comunità; collaborare con i comuni alfine di incoraggiare l’inserimento di una molteplicità di servizi in prossimità della casa per anziani che faciliti gli scambi e i contatti tra tutta la popolazione (messa in rete dei servizi comunali con la casa per anziani.

Parola/e chiave

Intergenerazionalità
Benessere
Case per anziani
Abitazioni per anziani

Autore/i

Jenny Assi, Caterina Carletti

Ente/i

Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale (DEASS) – SUPSI

Periodo

2014 – …

Metodologia

Coinvolgimento dei portatori di interesse e interviste con figure chiave.

Pubblicazioni

 

 

Intergenerazionalità, una risorsa per la società

Partendo da una fotografia delle condizioni di vita della popolazione residente in Ticino, lo studio fornisce alcuni spunti di riflessione per la promozione di iniziative a carattere intergenerazionale. I temi indagati riguardano la solidarietà intra- ed extra-familiare, l’inclusione sociale, l’impiego del tempo libero, la sfera valoriale, il livello di benessere soggettivo e la soddisfazione nei confronti dei servizi e delle infrastrutture del territorio.

In caso di necessità (di tipo economico, pratico e/o emotivo) le persone fanno prevalentemente capo ai parenti stretti, mentre le risorse extra-familiari e i servizi presenti sul territorio sono poco sollecitati. Le relazioni sociali sono generalmente valutate in modo positivo; tuttavia tra le fasce di età più avanzate il capitale sociale, inteso come numero di persone su cui contare in caso di bisogno, si riduce sensibilmente dando adito a un sentimento di solitudine. In generale, la percezione delle altre generazioni è positiva e la famiglia rimane il più importante valore condiviso dagli intervistati di ogni età. L’analisi degli stili di vita evidenzia invece una minore propensione alle attività del tempo libero tra le persone più anziane.

Tra le varie infrastrutture presenti sul territorio, i servizi sociosanitari ricevono il più alto grado di soddisfazione. L’offerta di opportunità e attività ricreative è valutata in modo meno positivo dai giovani (15-24 anni) e dalle persone di 65 anni e oltre. Con il diminuire dell’autonomia e della possibilità di spostarsi con mezzi privati, gli anziani esprimono l’esigenza di disporre di maggiori offerte e attività nelle vicinanze delle loro abitazioni.

Al termine dello studio, gli autori sottolineano alcuni aspetti da considerare al fine di rafforzare l’intergenerazionalità sul territorio. Tra questi troviamo la valorizzazione degli scambi tra persone di età diversa nelle aziende e nelle attività del tempo libero, il riconoscimento dell’elevato potenziale costituito dalla rete di supporto extra-familiare, la prevenzione del rischio di solitudine tra i più anziani.

Parola/e chiave

Intergenerazionalità
Vita sociale
Benessere
Aiuti a domicilio

Autore/i

Jenny Assi, Angela Lisi, Mario Lucchini, Paola Solcà

Ente/i

Dipartimento scienze aziendali e sociali (DSAS) – SUPSI

Periodo

2012 – 2013

Metodologia

Popolazione di riferimento: persone di 15 anni e oltre, residenti a domicilio.
Campione: N=1’200; stratificato secondo il genere, l’età e la regione di residenza.
Raccolta dati: questionari standardizzati.

Pubblicazioni

Nuovi orizzonti per Pro Senectute Ticino e Moesano

Realizzato in occasione del novantesimo anniversario di Pro Senectute Ticino e Moesano, il presente studio si propone di analizzare il ruolo, la missione e la capacità di adeguamento ai cambiamenti della fondazione, al fine di meglio posizionarsi rispetto ai nuovi bisogni delle persone anziane. Attraverso uno stato dell’arte, la ricerca presenta i contorni del fenomeno dell’invecchiamento della popolazione e le conseguenze che si prospettano per le persone e la società nel loro insieme. Sulla scorta delle considerazioni espresse si individuano degli ambiti di azione e di sviluppo ad indirizzo della fondazione. Tra questi vi sono gli interventi di promozione della salute rivolti all’insieme della popolazione, quelli di prevenzione della precarietà finanziaria indirizzati alle persone attive professionalmente, così come i temi della transizione dal mondo del lavoro a quello del pensionamento, delle abitazioni per anziani e delle gerontecnologie.

Le riflessioni e le proposte formulate contemplano una definizione dell’utenza che tenga conto della diversità della popolazione anziana e includa tutti i gruppi di età. Più in generale, lo studio sottolinea le potenzialità di un approccio in cui l’invecchiamento è considerato come una realtà inerente alla vita e alla società nel suo complesso, e non solo un fenomeno relativo alle persone anziane.

Parola/e chiave

Vita sociale
Politiche sociali

Autore/i

Michele Egloff

Ente/i

Dipartimento sanità (DSAN) – SUPSI

Periodo

2012

Metodologia

Consultazione di documentazione ufficiale (ONU, Consiglio federale, Consiglio di Stato, ecc.); revisione della letteratura; analisi secondaria di dati di statistica pubblica.

Pubblicazioni

Interessi e aspettative dei nuovi 60-65enni

Quali sono gli interessi e le aspettative dei futuri anziani? Il presente studio si concentra sulle persone di età compresa tra i 60 e i 65 anni non iscritte ad ATTE, al fine di consentire all’associazione di orientare le proprie proposte e offerte nei confronti delle nuove generazioni.

Tra le attività che suscitano maggiore interesse vi sono le passeggiate, seguite dalla lettura, i viaggi, la pratica di uno sport, il cinema, i concerti e le mostre, le uscite con la famiglia e il giardinaggio. Un interesse minore è invece dichiarato per corsi e conferenze, il volontariato, l’associazionismo e l’informatica. In genere le attività desiderate corrispondono a quelle effettivamente praticate. Più della metà degli intervistati afferma di non aver partecipato ad attività di tipo associativo nell’ultimo anno e non intende farlo in un prossimo futuro, magari perché già troppo impegnato altrove.

ATTE è conosciuta da tre intervistati su cinque. Ciononostante, è opinione comune che l’associazione si occupi prevalentemente di organizzare attività ricreative, culturali e sportive. Tra le aspettative più diffuse vi è quella che l’associazione possa contribuire a combattere la solitudine.

Parola/e chiave

Vita sociale

Autore/i

Antonietta Colubriale Carone, Francesco Pirozzi

Ente/i

Dipartimento scienze aziendali e sociali (DSAS) – SUPSI

Periodo

2005

Metodologia

Popolazione di riferimento: persone di età compresa tra i 60 e i 65 anni non iscritte ad ATTE.
Campione: N=344.
Raccolta dati: questionari standardizzati.

Pubblicazioni

Analisi delle esigenze formative per l’assistenza al paziente anziano oncologico nelle Case per anziani del Canton Ticino

Nei paesi occidentali è in progressivo aumento il numero di pazienti anziani oncologici, sia nei contesti acuti sia in quelli lungodegenti. Nelle strutture per anziani tale popolazione è molto eterogenea per prognosi e fase del percorso, con bisogni di cura specifici e complessi. L’obiettivo di questo studio è analizzare le esigenze formative sull’assistenza al paziente oncologico da parte del personale infermieristico delle case per anziani in Ticino.

Nella sola giornata della rilevazione, ben sei curanti su sette hanno assistito residenti con una diagnosi oncologica. Le situazioni più frequenti che il personale infermieristico si trova a dover gestire sono la cura dei sintomi (in particolare il dolore) e il sostegno emotivo. Questi ambiti sono anche quelli in cui i curanti riscontrano maggiori difficoltà.

Nonostante la metà dei partecipanti allo studio valuti positivamente il proprio livello di conoscenze in ambito oncologico, tre quarti sottolineano l’utilità di seguire delle formazioni su questi temi. L’autrice rimarca come lo sviluppo di interventi a partire dai temi emersi contribuirebbe a sviluppare le competenze specifiche dei diversi operatori per una migliore presa in carico dell’utenza oncologica.

Parala/e chiave

Case per anziani

Autore/i

Carla Pedrazzani

Ente/i

Università degli Studi di Torino
Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale (DEASS) – SUPSI

Periodo

2015 – 2016

Metodologia

Popolazione di riferimento: personale di 5 case per anziani (infermieri, operatori socio-sanitari, assistenti geriatrici e capi intermedi).
Campione: N=69.
Raccolta dati: questionari standardizzati.

Pubblicazioni

  •  Pedrazzani, C. (2016). Analisi delle esigenze formative per l’assistenza al paziente anziano oncologico nelle Case per anziani del Canton Ticino. Università degli studi di Torino e Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale SUPSI.

Modello di offerta socio-sanitaria polivalente a Brissago. Studio di fattibilità preliminare

Nato su richiesta degli istituti socio-sanitari attivi nel comune di Brissago (Casa San Giorgio, Istituto La Motta, Istituto Miralago, Clinica Hildebrand), lo studio mira a valutare la possibilità della creazione di una struttura unica che garantisca alla comunità locale un’offerta polivalente.

Dopo una riflessione sui bisogni di cura ed assistenza della popolazione di oggi e di domani, si passa ad un’analisi dell’offerta di servizi e posti letto dei singoli istituti in riferimento al contesto territoriale regionale e cantonale. Viene quindi formulata l’ipotesi di un modello in grado di fornire cure integrate e/o coordinate capaci di rispondere ai bisogni delle diverse tipologie di utenti dei quattro istituti brissaghesi, andando a sviluppare le sinergie già presenti, ma ancora non pienamente sfruttate.

La ricerca sottolinea l’esistenza di condizioni favorevoli per la realizzazione del progetto sia da un punto di vista epidemiologico e clinico, sia per quanto riguarda gli aspetti economici-organizzativi, nonché la disponibilità alla collaborazione degli istituti e la solidità finanziaria degli stessi. La poca predisposizione degli enti finanziatori a sostenere il progetto e la riduzione dell’autonomia dei singoli istituti che implicherebbe l’adesione ad un’offerta integrata sono invece individuati come possibili ostacoli.

Parola/e chiave

Case per anziani
Istituti socio-sanitari
Abitazioni per anziani

Autore/i

Riccardo Crivelli

Ente/i

Dipartimento sanità (DSAN) – SUPSI

Periodo

2013 – 2014

Metodologia

Analisi secondaria di dati di statistica pubblica (Ustat, UST, SCRIS) riguardante il comune di Brissago e il suo comprensorio.

Pubblicazioni

 

Studio di fattibilità casa per anziani Vacallo

Nel presente studio si valuta la fattibilità della realizzazione di una nuova casa per anziani nella regione di Vacallo. In base alle stime e alle previsioni demografiche, che tengono conto del comune di Vacallo e di quello di Breggia, si valuta un fabbisogno di 50-60 posti letto.

Gli autori sviluppano un concetto di sistema a rete rivolto alla popolazione dei due comuni, la cui base è costituita dal centro sociale diurno di Vacallo e dalla futura casa per anziani. Il primo, attraverso le attività di prevenzione secondaria (attività ricreative e sportive, consegna pasti, pasti collettivi, escursioni e gite), consente una conoscenza ampia e approfondita della popolazione anziana e del divenire delle proprie esigenze. La casa per anziani dovrebbe essere costituita da tre unità operative: una per la lungodegenza (50 posti letto), una per le cure acute e transitorie (2-3 posti letto), e infine un nucleo abitativo protetto destinato a persone affette dalla malattia di Alzheimer (5-10 posti letto). In un’ottica di ampliamento dell’offerta si segnalano due ulteriori servizi: il centro diurno terapeutico e la comunità alloggio (residenza collettiva di piccole dimensioni destinata a persone anziane in condizioni socio-economiche modeste, con autonomia limitata, prive di un adeguato supporto familiare, per soggiorni di lungo-degenza e temporanei).

Parola/e chiave

Case per anziani
Abitazioni per anziani

Autore/i

Riccardo Crivelli, Luisa Lomazzi

Ente/i

Dipartimento sanità (DSAN) – SUPSI

Periodo

2010

Metodologia

Analisi secondaria di dati di statistica pubblica (Ustat e SCRIS) riguardante il comune di Vacallo e il suo comprensorio.

Pubblicazioni

Analisi dell’efficacia dei contributi diretti per il mantenimento a domicilio

La ricerca valuta l’efficacia del sussidio cantonale per le spese personali di mantenimento a domicilio (i cosiddetti “aiuti diretti”, vedi “Quanto costa restare a casa” e “Modalità e forme d’impiego del sussidio per il mantenimento a domicilio“) e formula ipotesi di miglioramento del dispositivo in questione. Il sussidio è molto apprezzato e, in base alle esperienze delle persone intervistate, consente a chi ne beneficia di restare più a lungo al proprio domicilio. Esso contribuisce inoltre a ridurre le preoccupazioni finanziarie della persona e dei suoi familiari.

I beneficiari degli aiuti diretti vengono a conoscenza dell’esistenza del sussidio soprattutto tramite associazioni e fondazioni, ma anche per il tramite di familiari, conoscenti e del medico curante. Gli aiuti diretti sono utilizzati come forma di retribuzione per i caregiver o per far fronte alle spese quotidiane, comprese quelle legate ai servizi domiciliari ma non riconosciute dalle casse malati.

Come negli studi precedenti, vengono segnalate delle difficoltà nel reperire le informazioni necessarie e nel disbrigo delle pratiche amministrative. L’importo del sussidio è inoltre da molti valutato come insufficiente.

Parola/e chiave

Aiuti a domicilio
Familiari curanti

Autore/i

Spartaco Greppi, Gregorio Avilés, Sarah Lou Beltrami,
Antonietta Colubriale Carone, Daniela Crisà

Ente/i

Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale (DEASS) – SUPSI

Periodo

2016 – 2017

Metodologia

Popolazione di riferimento: beneficiari degli aiuti diretti.
Campione: N=403, di cui 304 beneficiari AVS.
Raccolta dati: questionari standardizzati e interviste approfondite (n=35). In aggiunta, analisi secondaria di dati di statistica ufficiale (UACD).

 

 

I bisogni formativi delle badanti provenienti dall’estero

La ricerca si inserisce in un progetto europeo il cui fine è di fornire una prima prospettiva internazionale circa la formazione per migranti che assistono persone anziane. Allo scopo di conoscere i bisogni formativi di questi curanti, il loro punto di vista sul tema è stato sondato attraverso interviste nei cinque paesi partner.

Dalle testimonianze raccolte, in Ticino come altrove, più che gli aspetti tecnici legati al lavoro di cura emergono importanti preoccupazioni che ostacolano il benessere di queste persone, per lo più impiegate quali badanti, facendole sentire in posizione di inferiorità. Tra queste apprensioni vi è l’esperienza di un importante isolamento legato alla sovrapposizione tra il luogo di vita e il luogo di lavoro. Anche la precarietà professionale è un elemento di stress non indifferente ed è connessa allo stato di continua incertezza dovuto alla possibile fine, da un giorno all’altro, del rapporto di lavoro (a seguito della morte dell’utente).

Secondo gli autori dello studio, la formazione e la conseguente certificazione professionale aiuterebbero queste persone, già svantaggiate dal punto di vista linguistico, a sentirsi maggiormente riconosciute e sostenute nella realtà in cui operano. Altrettanto importanti sono i gruppi di auto-aiuto e l’inserimento in reti di ricerca di lavoro. Infine, le problematicità legate al lavoro di badante sono aspetti che meritano di essere trattati nelle formazioni a loro rivolte.

Parola/e chiave

Aiuti a domicilio

Autore/i

Jonathan Kaplan, Rita Bencivenga, Vincenzo D’Angelo, Stefan Kunz,
Filippo Bignami, Alister Charnley, Stanislava Tsoneva

Ente/i

Studio TAF (Genova)
Dipartimento sanità (DSAN) – SUPSI
Kaplan Consulting (Parigi)
West Lothian College (Lothian)
Znanie Association (Sofia)

Periodo

2011 – 2013

Metodologia

Popolazione di riferimento: curanti immigrati che hanno assunto il ruolo di badante in 4 aree geografiche (oltre al Ticino, alcune zone di Bulgaria, Italia e Scozia).
Campione: N=50; in Ticino N=10.
Raccolta dati: interviste approfondite.

Pubblicazioni

Migranti transnazionali e lavoro di cura

Le protagoniste di questo studio sono le badanti esteuropee che accudiscono delle persone anziane in Ticino. L’obiettivo è quello di descriverne le condizioni lavorative e di vita attuali, ma anche di ricostruire i loro percorsi migratori.

I dati raccolti evidenziano una grande varietà di situazioni a seconda delle condizioni di salute dell’anziano, del sostegno fornito dalla rete familiare, del coinvolgimento o meno di professionisti sociosanitari e delle caratteristiche della badante. Ad accomunare l’esperienza di queste donne vi sono aspetti quali la problematicità costituita dalla sovrapposizione tra il luogo di lavoro e il luogo di vita, i rapporti non sempre positivi con le agenzie di collocamento e la fatica psicologica del lavoro.

I risultati della ricerca consentono di avanzare alcune proposte a livello cantonale al fine di superare le contraddizioni legate all’attività di queste figure professionali: monitorare la situazione di badanti e anziani a lungo termine, introdurre dei momenti di supervisione e di sostegno psicologico, sensibilizzare le famiglie, creare delle strutture di alloggio temporaneo, predisporre dei sistemi di sostituzione o di rotazione delle badanti.

Parola/e chiave

Aiuti a domicilio

Autore/i

Paola Solcà, Antonietta Colubriale Carone, Pasqualina Cavadini,
Angelica Lepori Sergi, Anita Testa-Mader

Ente/i

Dipartimento scienze aziendali e sociali (DSAS) – SUPSI

Periodo

2011 – 2013

Metodologia

Popolazione di riferimento: donne migranti esteuropee che hanno assunto il ruolo di badante in Ticino.
Campione: N=35.
Raccolta dati: interviste approfondite. In aggiunta, interviste a rappresentanti del settore (infermieri a domicilio, medici generalisti, operatori di Pro Infirmis e Pro Senectute, agenzie di collocamento private, ecc.).

Pubblicazioni