Dario Giandeini

Di che cosa ti occupi in SUPSI?

La mia attività si suddivide tra insegnamento (gestione della qualità e sicurezza), consulenza e accompagnamento delle unità SUPSI per lo sviluppo e gestione della qualità; per buona parte, mi occupo di prestazioni di servizi di certificazione di sistemi di gestione della qualità negli ambiti della formazione, del sociosanitario e amministrazione pubblica.

Quale percorso fai ogni giorno per raggiungere la tua sede di studio / lavoro?

Abito con la mia famiglia a Bedigliora, nel centro del Malcantone, a 14 km dalla sede di Manno. Per raggiungere la SUPSI ho due alternative: seguire la via più comoda – che però si immette nel traffico costante dell’arteria Ponte Tresa – Manno, costantemente intasata – oppure percorrere la via alta malcantonese che, passando per i villaggi dell’Alto Malcantone, portano a Manno via Arosio. La distanza è esattamente la stessa, mentre i tempi di percorrenza sono molto diversi. Mezzi pubblici? Magari nel 2020.

Con quale mezzo o con quale modalità ti sposti?

L’attività variegata impone di essere mobile per almeno due giorni a settimana per raggiungere le località del Cantone dove risiedono i clienti da certificare, che spaziano tra Olivone, Chiasso, Locarno; per questa attività, devo per forza utilizzare l’automobile. Per il lavoro che posso svolgere in sede invece, preferisco la bici. La distanza casa-lavoro (14 km) è perfetta per uno spostamento in bici: sebbene la sera il percorso implichi il superamento di un dislivello di 300 m, con regolarità e un minimo d’allenamento, nemmeno il dislivello è un ostacolo.

Come mai questa scelta?

Gli aspetti positivi della bici sono troppi, contrapposti a quelli negativi dell’auto: basti pensare alla mobilità lenta, con aspetti quali la libertà, la socialità, la solidarietà, il contatto con la natura, la cura del proprio stato di salute e, non da ultimo, il contributo al decongestionamento del traffico, la costanza dei tempi di percorrenza e il risparmio di soldi e di carico ambientale. Ho inoltre una convinzione, forse cocciuta, che l’impegno personale con un piccolo ma importante contributo verso l’ambiente siano necessari e ripaghino della fatica, più mentale che fisica.

Forse anche la quadratura mentale dell’ingegnere – che calcola a volte in modo assurdo tutto, che valuta sempre rischi e opportunità, che vive di creatività – contribuisce, nel mio caso, a far pendere l’ago della bilancia sulla bici rispetto ai mezzi pubblici (per me quasi inesistenti) e all’automobile: basti pensare  che, risparmiando circa 4’000 km all’anno d’auto, risparmio oltre 2’000 franchi, altri 800 franchi di palestra, 600 kg di CO2, migliaia di maledizioni per il traffico intasato, almeno 100 ore di attesa in colonna… Vi sembra poco?!

Cosa ti piace? Quali sono i vantaggi?

Senza voler sviluppare un’analisi SWOT, in bici vedo regolarmente la volpe, il capriolo e incontro amici biker; scopro che in bici si sorride, mentre in auto ci si incavola solo; rimango in forma, penso, rifletto e riempio il mio cellulare di foto e idee.

Svantaggi? Certo che ce ne sono: la fatica e la pioggia, il freddo in inverno e i pattini dei freni a disco, che si consumano troppo in fretta.

Lo consiglieresti ad altre persone?

Assolutamente: chi abita a meno di 20 km dal lavoro dovrebbe provare. All’inizio un po’ di fatica, ma poi solo soddisfazioni!