Jobsharing e telelavoro

Tra le misure adottate per contrastare la diffusione del coronavirus, vi è stato anche il telelavoro imposto per diverse settimane durante la chiusura delle attività economiche non essenziali, nei mesi di marzo e di aprile del 2020, e consigliato ancora nelle settimane seguenti, ove possibile, per questioni di salute pubblica. Si tratta di una situazione eccezionale in quanto il telelavoro non era sino ad ora molto diffuso. Nel 2015, il 15% degli occupati residenti in Ticino lavorava in modalità telelavoro, i tre quarti di questi aveva lavorato occasionalmente almeno una volta da casa nelle 4 settimane prima dell’indagine o lavorava regolarmente da casa ma per una percentuale inferiore al 50% del tempo effettivo di lavoro (dati RIFOS; Walker, Gonzalez, 2017). L’esperienza vissuta con il telelavoro nei mesi primaverili del 2020, mette in rilievo alcuni aspetti interessanti rispetto all’organizzazione del lavoro. Mostra inoltre che tra telelavoro e jobsharing (JS) vi sono diversi punti in comune riguardo: lo scambio di informazioni in presenza e a distanza all’interno del team, il ruolo della cultura organizzativa, il tempo necessario alla comunicazione e non da ultimo la combinazione tra autonomia e condivisione nell’organizzare il lavoro.

Consultare il contributo completo: Jobsharing e telelavoro: due modalità di combinare autonomia e condivisione

Per approfondire il tema del jobsharing e della digitalizzazione:  EGGER Benjamin (2020), L’évolution de la communication dans le jobsharing grâce à la digitalisation, thèse de master en management, Université de Fribourg

Visionare “Frame: finestra sull’attualità” dal titolo: Coronavirus e organizzazione del lavoro: quali insegnamenti per il futuro?